domenica 20 settembre 2015

Genitori italiani, non mandate i vostri figli a studiare all'estero

Genitori italiani, non mandate i vostri figli a studiare all’estero. 

Non mandateceli perché le conseguenze potrebbero essere disastrose. Potrebbero avere a che fare con un’altra cultura, con altre tradizioni e altri stili di vita; dovrebbero parlare una lingua diversa da quella che parlano con voi, e magari diventerebbero madrelingua anche in quella. Sperimenterebbero cosa vuol dire essere lontani da casa e da papà e mammà, che non lavano loro i vestiti e non cucinano loro i pasti, e dovrebbero essere autosufficienti per la prima volta nella loro vita.
Non mandate i vostri figli all’estero perché inizierebbero ad imparare concetti come l’indipendenza e la forza di volontà e diventerebbero molto più maturi dei loro coetanei, con i quali forse smetteranno di trovarsi a proprio agio. Teneteli stretti qui, in Italia, così non si renderebbero conto di quanto sia irreparabilmente rovinata e di come sarebbe meglio scappare. Fate in modo che non abbandonino il paesello dove se non si va in chiesa la domenica si è guardati male dai più anziani e se la Maria tradisce il Beppe con il Carlo, tutti se ne preoccupano, per far finta che non ci siano problemi più grandi. 
Fate in modo che non si sappia che in altri Paesi la crisi è finita e il lavoro per i giovani c’è per davvero, e c’è gente che - pensate che follia - nei giovani investe pure. Ci sono addirittura Paesi in cui i politici fanno il loro lavoro, ma questo i vostri bambini non lo devono sapere. 
La cosa più incredibile è che in alcune nazioni la gente è orgogliosa della propria terra: in America, per esempio, al mattino si recita il Pledge of Allegiance rivolti verso la bandiera, che sta nello stesso posto dove da noi sta il crocifisso (ma l’Italia è un Paese laico, secondo la Costituzione), e tanti di questi giovani ci credono proprio a quello che dicono. Ci credono talmente tanto che se viene offesa la loro nazione difendono l’indifendibile: America is the best country in the World, replicano.
Teneteli qui! Dove mangiano la pizza buona e la mozzarella di bufala vera? Dove trovano all’estero la sagra della porchetta e dello gnocco fritto? Viviamo nel Paese con il cibo migliore del mondo, che senso ha andarsene, magari in Inghilterra a cibarsi di patatine fritte? Meglio una pancia piena e un cervello vuoto, che un’esperienza di vita di questa portata. 
Non fate scoprire loro che ci sono nazioni in cui la scuola è piacevole e promuove altre attività come sport, arte o volontariato; alcuni insegnanti hanno pure la faccia tosta di organizzare queste attività, e in questo modo stabiliscono una connessione con i loro studenti che è di gran lunga superiore ad una prettamente scolastica e trasmette anche un'incredibile voglia di imparare.
Meno male che viviamo in un Paese dove la scuola è dalle 8 alle 14 e il resto è studio; dove i figli sono scoraggiati dal seguire i loro sogni e le loro passioni perché, diciamocela tutta, vogliamo proprio che riescano a diventare professionisti nello sport che amano, o che il loro talento artistico sia premiato? Certamente no, i lavori d’ufficio saranno anche tediosi e faranno odiare svegliarci la mattina, ma almeno garantiscono una busta paga sicura. E poi, potreste vantarvi del fatto che si stanno laureando - chi se ne frega se ci stanno mettendo 13 anni perché si sono sentiti obbligati da un sistema che considera ignorante chiunque decida di non andare all'università.
Non mandateli all’estero, ascoltate me: e se si innamorassero della Germania, della Svezia o del Giappone e volessero passare la loro vita lì, lontano da voi? I vostri nipotini magari avrebbero anche una prospettiva di futuro più florido, ma non mangerebbero il panettone a Natale e non farebbero la comunione con l’abito bianco. 
E ora vi do una ragione ancora migliore. Gli immigrati da noi tanto odiati, i “neri” come li chiamate voi quando volete essere fini, in altre nazioni a prevalenza caucasica vivono normalmente; hanno un lavoro, una famiglia e a volte anche posizioni di potere - uno a caso, Barack Obama, è il Presidente degli Stati Uniti d'America. E queste persone non vengono considerate inferiori ad altre, o più stupide, o meno degne dei loro ruoli; la stessa cosa vale per i messicani, gli asiatici, i sudamericani. Le comunità sono eterogenee e funzionano benissimo. Magari gli italiani, vivendo all'estero, capirebbero cosa vuol dire appartenere alla razza umana, e dimostrare solidarietà per chi purtroppo è nato in una nazione dove nemmeno parlano di democrazia a scuola; magari cambierebbero idea su chi arriva nei barconi a Lampedusa, e vorrebbero addirittura aiutare queste persone.
I vostri figli scoprirebbero anche qualcosa di clamoroso: la non omofobia di alcuni governi. In altre nazioni le coppie non etero sono felicemente sposate e possono adottare. Ma la cattolicissima Italia, per fortuna, preferisce non rovinare l’idea di famiglia e seguire invece la Chiesa Cattolica, esempio di integerrima condotta da sempre e per sempre. I vostri figli, andando all’estero, potrebbero smettere di essere omofobi e se i loro figli maschi volessero fare i ballerini o gli stilisti o amassero il colore rosa, loro magari li asseconderebbero. Oppure, Dio ci salvi, i vostri figli prenderebbero il coraggio e lo direbbero a voi che loro, proprio loro, sono gay. 
Ascoltate i professori dei vostri figli - loro sì che hanno ragione: andare all’estero è una perdita di tempo. Ci pensate alle cose che il vostro bambino potrebbe imparare mentre è in Italia? Quelle ottomila formule matematiche utilissime nella vita quotidiana, e i dettagli minuziosi delle date di nascita degli autori latini - dati che nemmeno i loro professori sanno, e che si devono andare a riguardare prima della lezione. Altro che spirito di avventura, voglia di conoscenza, entusiasmo nell’imparare cose nuove: i dettagli del campo magnetico, le guerre combattute dalla Prussia e i miliardi di autori di storia dell’arte sono di gran lunga più utili nella vita post-scolastica.

Io le so queste cose perché all’estero ci sono stata e conosco moltissimi altri ragazzi che hanno fatto la stessa cosa; quindi fidatevi di me: 

Genitori italiani, non mandate i vostri figli a studiare all’estero.

lunedì 20 luglio 2015

Guida di sopravvivenza per exchange students alle prime armi

Cari neo - od aspiranti - exchange students, questo post è per voi.
Esattamente un anno fa stavo aspettando con ansia il 4 agosto, giorno in cui sono partita per l'anno più bello - e più difficile - della mia vita; non sapevo assolutamente cosa aspettarmi, e questo mi terrorizzava.
Prima della partenza e soprattutto durante i miei primi mesi, mi sono accorta che avrei volentieri letto i consigli di qualcuno che aveva già vissuto la mia stessa situazione; per questo ho pensato a voi.
Ho contattato più di 15 ex exchange students (italiani, slovacchi, tedeschi, francesi..) per chiedere loro quali fossero i consigli che avrebbero dato a chi fosse stato in partenza.
E questo è il mio Manuale di sopravvivenza.

1. Partite con lo spirito giusto. Siate ottimisti; anche se avete sentito millemila storie su amici di amici che hanno cambiato 8 famiglie e si sono trovati malissimo, non pensate di dover vivere la stessa esperienza.

2. I primi giorni eliminate i contatti con l'Italia. Un sms a mamma e papà per avvisare che siete tutti interi va bene, ma stare attaccati a whatsapp da mattina a sera renderà malinconici voi e la vostra famiglia. Inoltre, la prima impressione è importantissima: non volete far sentire la famiglia ospitante "di troppo".

3. Dite di sì a tutto. Andare a migliaia di km di distanza per rimanere chiusi in una "scatola" e rifiutarsi di aprirsi a ciò che è la cultura del paese che vi ospiterà per 10 mesi è inutile ed autolesionista. Qualsiasi cosa è migliore che stare a casa sul vostro pc a stalkerare su facebook i vostri amici italiani in vacanza. Volete avere storie da raccontare al vostro ritorno, o no?

4. Abbiate una mente libera dai pregiudizi. Soprattutto se andate in America, sarete a contatto con moltissime culture diverse, tutte particolari ed apprezzabili per motivi differenti. Imparate a conoscerle.

5. Non siate timidi. Forse questo è uno dei consigli più importanti: presentatevi a tutti: compagni di classe, professori, altri exchange. Dite che siete exchange students italiani; affascinerete moltissime persone, che cercheranno di conoscervi meglio.

6. Non abbiate paura di parlare. Anche se la lingua del paese ospitante non è proprio il vostro forte, non preoccupatevi: migliorerà - ma solo se la utilizzate. Siete andati lì per impararla e la paura di fare brutte figure deve passare in fretta. E poi, se ridono di voi, ricordate a voi stessi che sicuramente gli unici bilingue lì siete voi. (Segreto: l'accento italiano è considerato estremamente attraente)

7. Sports & Clubs. Il modo assicurato per conoscere persone e creare amicizie durature. Informatevi da subito su ciò che la vostra scuola offre e prendetevi parte, anche se non ne siete capaci. Ricordate a voi stessi che non siete lì per vincere il campionato statale, ma per conoscere persone e divertirvi.

8. Più strani sono, meglio è. Molto spesso, grazie alla mentalità italiana, siamo portati a fare amicizia con coloro che sembrano i più cool della scuola; ma questa il più delle volte non si rivela un'idea geniale. Stare al tavolo dei popolari può essere emozionante all'inizio, ma poi ci si potrebbe ritrovare "abbandonati" (soprattutto per quanto riguarda le ragazze); i gruppi che invece stanno per i fatti loro si divertono di più, accolgono nuove persone più facilmente e ci terranno realmente a voi.

9. Abbiate pazienza. Ci vuole tempo a creare legami e non per tutti sarà immediato. La stessa cosa vale per iniziare a sognare e pensare nella lingua del paese ospitante e per sentirsi a casa. Non è tutto immediato e non deve esserlo, poiché vi porterà ancora più soddisfazione.

10. Non paragonate esperienze diverse. Io ci sono passata - pessima idea. Se è un brutto momento o la famiglia ospitante non vi piace, non confrontatevi con gli altri exchange che se la passano meglio di voi. State vivendo due esperienze completamente diverse e rischiate di fare del male a voi e a loro. Piuttosto, pensate a risolvere la vostra situazione e a trovare il lato positivo delle cose.

11. Prendete la scuola sul serio (o quasi). Non scegliete classi facilissime, potreste ritrovarvi una caterva di studio al vostro ritorno in Italia. Informatevi sin da subito sul diploma, poichè prenderlo potrebbe avvantaggiarvi in futuro. Inoltre, se la vostra scuola lo offre, fate test come SAT o ACT; sono spesso molto più economici che in Italia e un giorno potrebbero tornarvi utili.

12. Create un legame con la vostra famiglia. Non è un hotel, sono persone che hanno aperto la loro casa - e il loro portafoglio - per voi; un buon rapporto vi aiuterà immensamente durante il vostro anno. Se avete problemi con loro, loro devono essere i primi a saperlo: non coinvolgete coordinatrici e associazioni prima che sia necessario. Può succedere di cambiar famiglia, ma dev'essere un cambio sensato e non solo il frutto di un capriccio.

13. Divertitevi, ma usate la testa. Ricordatevi che ci sono delle regole da rispettare e la possibilità di essere rispediti in Italia è reale.

14. Tenete un diario. Sarà bellissimo rileggerlo una volta tornati; vi renderete conto di quanto siate veramente cresciuti; o almeno credo, dato che io non ho mai scritto (mannaggiaame).

15. Siate pronti ad avere il cuore spezzato una volta finita. Molti lasceranno quella che è la loro seconda casa, non sicuri di poter vedere quelle persone a cui si sono affezionate così tanto un'altra volta nella loro vita. Gli addii saranno difficili e alla fine vi pentirete solo di ciò che non avete avuto il coraggio di fare. Enjoy every single day.



NB: sarà difficile. Ci saranno momenti in cui vi chiederete "perchè l'ho fatto?", e magari non saranno pochi. Se sapete qualcosa del mio anno all'estero, sapete anche quante difficoltà ho incontrato e quanto sono stata male. Ho addirittura pensato di mollare tutto e tornare in Italia, e non poche volte.
Ma ora sono qui, a casa, sul mio letto, con a fianco le foto delle 68 persone che hanno reso speciale questo anno, che mi dico, finalmente:

ne è valsa la pena.

martedì 7 aprile 2015

Nuovo Vlog :)

Apparently ho trovato del tempo per registrare e postare un nuovo video su youtube :-)

Qui il link: https://www.youtube.com/watch?v=sMjY0hb7mtY

Enjoy!

domenica 8 febbraio 2015

Sono ancora qua

Ebbene sì. Non ho abbandonato il blog e finalmente trovo un po' di tempo (e voglia) di scrivere.
In questo momento sono seduta sul pavimento della mia camera, nella mia terza casa. Ho cambiato famiglia, ancora, ed ora starò dalla mia local coordinator fino alla fine dell'anno (se non mi cacciano indietro prima, eh eh).
Non so se ho parlato del primo, drammatico cambio di famiglia. Mi ero trasferita a casa di una che consideravo mia amica e che poi si è rivelata tutt'altro. It didn't work out; sono cose che succedono.
Se va tutto bene, questa però è la mia sistemazione definitiva, in cui starò per i restanti 4 mesi e mezzo.
La verità è che non è facile.
Noi exchange students siamo esattamente come ogni altro teenager sulla faccia della terra, con la differenza che tutte le menate, i problemi e i disagi sono millemila volte amplificati dal fatto che ci troviamo a 7mila miglia di distanza da qualunque essere vivente da cui ci sentiamo amati e apprezzati, e ogni persona in questo continente (ripeto, continente) non ci conosce da più di qualche mese.
Essere un exchange student significa svegliarti ogni mattina e sapere che devi prepararti per andare a scuola e spesso agli allenamenti di qualche sport subito dopo. Devi essere pronto ad essere in classe alle 7 di mattina e tornare a casa alle 7 di sera. Non c'è la mamma che è sveglia e ti porta a scuola o ti dà il buongiorno (la mia mi preparava addirittura la colazione, shame on me), anzi, spesso non c'è nessuno sveglio. Arrivi a scuola e anche se sei stanco, triste, nostalgico, incazzato, devi sorridere e fare l'amico perchè sai che se fai il lagnoso i tuoi amici non avranno tanto piacere a starti intorno. Affronti 6 ore cercando di capire tutto quello che i professori dicono e sperando di aver fatto tutti i compiti che dovevi fare (no va be' non scherziamo dai, i compiti no) e se sei fortunato hai degli amici con cui stare a pranzo con cui veramente ti trovi accolto. Sei sopravvissuto alla tua giornata scolastica che comprende interazioni solamente in una lingua che non è la tua, e ora sei stravolto e vuoi solo andare a casa MA hai allenamento. Allora stai a scuola oppure in qualche modo raggiungi il luogo in cui hai practice (solitamente grazie a passaggi scroccati a più non posso) e completi le pesantissime ore di allenamenti. Perchè anche se tu sei un exchange a loro non frega una beata fava del fatto che tu non sia minimamente interessato ad avere una borsa di studio e ti devi allenare esattamente come loro, senza mancare più di tre giornate per non essere cacciato dal team. Finita la tua practice, torni a casa (sempre in qualche modo buttato lì a caso, a volte senza sapere fini all'ultimo in quale maniera riuscirai ad arrivare a casa questa volta) e ti aspetta (se sei fortunato) una cena ricca di cibo che noi non definiremmo esattamente idilliaco. Sei fortunatissimo se la famiglia ti aspetta per cena, mentre altre volte you do your own thing. Dopo di ciò, ci sono compiti da fare (e fidatevi, qui è meglio farli considerato che il voto in una classe dipende minimo per il 50% da quello). Se va tutto bene, non ci sono fratelli/sorelle che rompono le balle e riuscite a smenarvela entro le 9 di sera. Poi, stravolto da scuola-inglese-practice-trasporti-figureoutmylife-drama vario, crolli a letto entro le 10.
Tutto questo va sommato a possibili situazioni: ti piace un/a ragazzo/a della tua scuola e questa persona ti messaggia ma poi smette di risponderti oppure è il tuo migliore amico su snapchat ma non ti saluta a scuola e ti stalkera su twitter e instagram ma non c'è un briciolo di possibilità che possa invitarti ad uscire; la host family ti tratta di merda e devi pagarti il tuo cibo e magari dormi su un materasso per terra (a me è successo eheh) ma la tua local non è convinta che questo sia sufficiente per cercarti un'altra famiglia; i tuoi amici fanno tutti i carini e amorevoli a scuola ma alla fine sono tutti fake af (leggi: fake as fuck) e non ti invitano da nessuna parte nemmeno a piangere e comunque dopo tutto ti fanno sempre sentire un po' esculuso/diverso/straniero; i tuoi amici in Italia si chiedono perché tu non risponda mai su whatsapp o facebook e si offendono; stai spendendo più tu in un mese che l'intera popolazione degli Stati Uniti d'America al Black Friday e ti senti in colpa da matti; ti perdi il compleanno di genitori/parenti/amici e vorresti essere lì ma se provi a fare skype piangi e basta; devi pensare all'università ma nessuno qui sa nulla dell'Europa e quindi te devi arrangià; e tutte tante belle cose messe tutte assieme che rendono la situazione un delirio.
Ecco, io ho vissuto TUTTE queste cose.
Come descrivo il mio anno so far? Non saprei.
La parte più difficile è vedere che ci sono altri exchange students con famiglie perfette e tu sei alla tua terza e anche qui ci sono dei problemi, ma ormai non hai più aspettative. Se torno indietro a riflettere, cambierei alcune cose. Inizierei a fare uno sport prima, senza aspettare primavera; cambierei famiglia da subito, invece di fingere che andasse tutto bene; non darei molta importanza ad alcuni miei amici che si sono rivelati tutt'altro che quello per cui si vendevano.
Ma alla fine sapete che c'è? Anche se quest'anno è difficile, crudele, faticoso ed estenuante, non c'è momento in cui tornerei indietro. Il fatto che ho avuto momenti duri e che li stia ancora avendo significa solamente una cosa: sarò più forte.

What doesn't kill you makes you stronger, right?
Ed io non sono morta.