domenica 8 febbraio 2015

Sono ancora qua

Ebbene sì. Non ho abbandonato il blog e finalmente trovo un po' di tempo (e voglia) di scrivere.
In questo momento sono seduta sul pavimento della mia camera, nella mia terza casa. Ho cambiato famiglia, ancora, ed ora starò dalla mia local coordinator fino alla fine dell'anno (se non mi cacciano indietro prima, eh eh).
Non so se ho parlato del primo, drammatico cambio di famiglia. Mi ero trasferita a casa di una che consideravo mia amica e che poi si è rivelata tutt'altro. It didn't work out; sono cose che succedono.
Se va tutto bene, questa però è la mia sistemazione definitiva, in cui starò per i restanti 4 mesi e mezzo.
La verità è che non è facile.
Noi exchange students siamo esattamente come ogni altro teenager sulla faccia della terra, con la differenza che tutte le menate, i problemi e i disagi sono millemila volte amplificati dal fatto che ci troviamo a 7mila miglia di distanza da qualunque essere vivente da cui ci sentiamo amati e apprezzati, e ogni persona in questo continente (ripeto, continente) non ci conosce da più di qualche mese.
Essere un exchange student significa svegliarti ogni mattina e sapere che devi prepararti per andare a scuola e spesso agli allenamenti di qualche sport subito dopo. Devi essere pronto ad essere in classe alle 7 di mattina e tornare a casa alle 7 di sera. Non c'è la mamma che è sveglia e ti porta a scuola o ti dà il buongiorno (la mia mi preparava addirittura la colazione, shame on me), anzi, spesso non c'è nessuno sveglio. Arrivi a scuola e anche se sei stanco, triste, nostalgico, incazzato, devi sorridere e fare l'amico perchè sai che se fai il lagnoso i tuoi amici non avranno tanto piacere a starti intorno. Affronti 6 ore cercando di capire tutto quello che i professori dicono e sperando di aver fatto tutti i compiti che dovevi fare (no va be' non scherziamo dai, i compiti no) e se sei fortunato hai degli amici con cui stare a pranzo con cui veramente ti trovi accolto. Sei sopravvissuto alla tua giornata scolastica che comprende interazioni solamente in una lingua che non è la tua, e ora sei stravolto e vuoi solo andare a casa MA hai allenamento. Allora stai a scuola oppure in qualche modo raggiungi il luogo in cui hai practice (solitamente grazie a passaggi scroccati a più non posso) e completi le pesantissime ore di allenamenti. Perchè anche se tu sei un exchange a loro non frega una beata fava del fatto che tu non sia minimamente interessato ad avere una borsa di studio e ti devi allenare esattamente come loro, senza mancare più di tre giornate per non essere cacciato dal team. Finita la tua practice, torni a casa (sempre in qualche modo buttato lì a caso, a volte senza sapere fini all'ultimo in quale maniera riuscirai ad arrivare a casa questa volta) e ti aspetta (se sei fortunato) una cena ricca di cibo che noi non definiremmo esattamente idilliaco. Sei fortunatissimo se la famiglia ti aspetta per cena, mentre altre volte you do your own thing. Dopo di ciò, ci sono compiti da fare (e fidatevi, qui è meglio farli considerato che il voto in una classe dipende minimo per il 50% da quello). Se va tutto bene, non ci sono fratelli/sorelle che rompono le balle e riuscite a smenarvela entro le 9 di sera. Poi, stravolto da scuola-inglese-practice-trasporti-figureoutmylife-drama vario, crolli a letto entro le 10.
Tutto questo va sommato a possibili situazioni: ti piace un/a ragazzo/a della tua scuola e questa persona ti messaggia ma poi smette di risponderti oppure è il tuo migliore amico su snapchat ma non ti saluta a scuola e ti stalkera su twitter e instagram ma non c'è un briciolo di possibilità che possa invitarti ad uscire; la host family ti tratta di merda e devi pagarti il tuo cibo e magari dormi su un materasso per terra (a me è successo eheh) ma la tua local non è convinta che questo sia sufficiente per cercarti un'altra famiglia; i tuoi amici fanno tutti i carini e amorevoli a scuola ma alla fine sono tutti fake af (leggi: fake as fuck) e non ti invitano da nessuna parte nemmeno a piangere e comunque dopo tutto ti fanno sempre sentire un po' esculuso/diverso/straniero; i tuoi amici in Italia si chiedono perché tu non risponda mai su whatsapp o facebook e si offendono; stai spendendo più tu in un mese che l'intera popolazione degli Stati Uniti d'America al Black Friday e ti senti in colpa da matti; ti perdi il compleanno di genitori/parenti/amici e vorresti essere lì ma se provi a fare skype piangi e basta; devi pensare all'università ma nessuno qui sa nulla dell'Europa e quindi te devi arrangià; e tutte tante belle cose messe tutte assieme che rendono la situazione un delirio.
Ecco, io ho vissuto TUTTE queste cose.
Come descrivo il mio anno so far? Non saprei.
La parte più difficile è vedere che ci sono altri exchange students con famiglie perfette e tu sei alla tua terza e anche qui ci sono dei problemi, ma ormai non hai più aspettative. Se torno indietro a riflettere, cambierei alcune cose. Inizierei a fare uno sport prima, senza aspettare primavera; cambierei famiglia da subito, invece di fingere che andasse tutto bene; non darei molta importanza ad alcuni miei amici che si sono rivelati tutt'altro che quello per cui si vendevano.
Ma alla fine sapete che c'è? Anche se quest'anno è difficile, crudele, faticoso ed estenuante, non c'è momento in cui tornerei indietro. Il fatto che ho avuto momenti duri e che li stia ancora avendo significa solamente una cosa: sarò più forte.

What doesn't kill you makes you stronger, right?
Ed io non sono morta.

2 commenti:

  1. Già, e aggiungerei il fatto di dover dire (a chiunque te lo chieda) che va tutto benissimo e stai da Dio per non farli preoccupare/non dar loro soddisfazione nel poter commentare "l'hai voluto tu", ecc... ;)
    Gaia

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  2. Già che ci siamo aggiungiamo il fatto della frustrazione per almeno 10kg presi e il non riuscire a scherzare con i compagni a scuola. Ci sarebbe molto di più da dire, ma già questo basta!

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