giovedì 7 agosto 2014

Day 1

Da dove comincio?
Sembra impossibile, ma sono passati solo tre giorni da quando ho lasciato l'Italia e tutto ciò che ho di più caro. 
Sono qui da esattamente 48 ore, la differenza è che quando per la prima volta ho toccato questo letto ero tristissima e avevo passato gran parte della mia giornata a piangere, mentre ora sono semplicemente felice e riconosco quanto io sia fortunata.
Il viaggio è stato infinito e veramente terribile. Salutare i miei genitori a Linate e vederli piangere mi fa venire le lacrime agli occhi anche ora, dopo tutto questo tempo. Non avevo mai volato da sola prima, e la paura di perdere qualche coincidenza era alta. Sul primo volo verso Amsterdam ho dormito, ma appena atterrata ho scoperto che stavano già imbarcando il mio volo verso Portland, Oregon, e ho corso per 15 minuti, finché non sono arrivata al metal detector e ho scoperto che c'era una coda lunghissima e avrei potuto semplicemente camminare. 

(sono arrivata alla fine del pier E e dovevo andare alla fine del pier D...)


Il volo è durato qualcosa come 10 ore e mezza e io ho avuto la brillante idea di addormentarmi appena prima che accendessero le luci, quindi ho dormito sì e no 4 minuti (idea geniale per recuperare il fuso.. la pago ancora ora).
La combinazione dei miei voli non era esattamente geniale, perché se per il primo avevo solo un'ora per fare scalo, a Portland ho dovuto aspettare 6 ore in aeroporto. 
6 ore. 
Da sola. 
In un buco di aeroporto che ho girato in 15 minuti. 
(questo è quello che vedevo dal posto in cui ero accampata per sfruttare una presa di corrente)

Inoltre il problema di essere in un posto così è che il wifi ti obbliga a usare whatsapp, e whatsapp ti obbliga a piangere perché realizzi quanto ti manchino già i tuoi genitori e i tuoi amici. Ho pianto ad intermittenza per tutto quel tempo ed ero convinta di voler tornare a casa e dire "okay, era uno scherzo, non vado in California sul serio". 
Finchè non ti trovi in una situazione del genere non ti rendi conto esattamente di quanti siano 10 mesi. 10 mesi significano un anno di scuola, il mio compleanno, il compleanno di quasi tutti i miei parenti (compresi i miei genitori) e amici, Natale, Pasqua, le vacanze.. All'improvviso ero convinta di non essere pronta. Ma ormai dovevo prendere quell'ultimo volo verso l'aeroporto di Burbank, a Hollywood.
Scesa dall'aereo sono andata agli arrivi e c'era la mia host family ad aspettarmi: la figlia indossava un cappello con la testa di cavallo e avevano un cartello con il mio nome; il primo contatto fisico si può solo definire "weird", perché io ho provato a dare un bacio a una delle due figlie ma lei si è allontanata con una faccia spaventata, allora ho solo stretto a tutti la mano. All'inizio non sapevo bene cosa dire o fare e stavo solo in silenzio, finché dopo un'ora di macchina siamo arrivati a casa, a Quartz Hill. 
Il primo impatto è stato uno shock: sembravano disordinatissimi e c'erano cose ovunque, ma la casa era gigantesca, con una piscina stupenda. Dopo degli spaghetti (stranamente commestibili) sono andata a dormire e non sono riuscita a non piangere, rendendomi conto che quella sarebbe stata la mia casa per 10 mesi. 

               
                                                        (my portion of spaghedi)

     
                                                                       (da pool)

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