venerdì 1 agosto 2014

Host family (due mesi dopo)

Era il 29 maggio quando, per passare un po' il tempo in macchina sulla strada verso scuola, ho aperto la casella mail sul cellulare e ho letto: "Welcome to California CHI!" 
Ho iniziato a leggere con gli occhi sbarrati, senza fiato, e con gli occhi lucidi ho gridato dalla gioia, spaventando mia madre. Poi ho passato le ore successive a cercare qualsiasi informazione possibile su Lancaster, cittadina nella quale avrei passato un anno. Mi ricordo di aver atteso con ansia l'arrivo delle 13.05 (casualmente, fine anche dell'ultima verifica dell'anno) e per altre tre ore la chiamata della wep. Non mi separavo nemmeno per un secondo dal telefono e continuavo a sorridere inebetita, incredula della mia fortuna; in quanto inguaribile pessimista, la mia massima ambizione era sempre stata al massimo quella di finire in Nebraska, ma prendevo in considerazione anche l'Alaska. 
Squilla il telefono. Rispondo "Pronto!" con un'agitazione e un'ansia tali da spaventare anche Paoladellawep, che mi comunica che andrò in California e, al mio "Lo so già!" rimane un po' sorpresa. Mi parla di una famiglia con due figlie, attiva, che abita a un'ora da Los Angeles, e io continuo a ringraziarla (non so perché, quando sono felice ringrazio tutti). 
Poi però mi manda i dettagli della famiglia, e io, scema come sono, rimango delusa; il mio paese non sarà Lancaster ma una frazione, Quartz Hill. Starò in mezzo al deserto. Le due figlie hanno qualche anno in meno di me, e io con le persone più giovani proprio non ci so fare. Nella lettera dicono che non viaggiano molto. Questa è la prima volta che ospitano.
Tutte queste informazioni mi affollano la mente e io piombo in uno stato di amarezza che dura tutto il resto della giornata (alimentato anche da chi, vuoi per invidia o per qualsiasi altro motivo, mi faceva continuamente notare dettagli che avrebbero potuto rendere la mia esperienza meno piacevole). 
Ma grazie al cielo una dormita mi ha fatto bene, e dal giorno dopo sono sempre stata più innamorata della mia host family. Ora, a due mesi dal nostro primo "incontro" via mail, sono sempre più entusiasta di loro e credo che meglio di così davvero non potesse andare... se non fosse per il fatto che non mi sono ancora resa conto di dover partire tra tre giorni.
Il consolato americano in tutto il mondo ha iniziato a riscontrare problemi nella stampa dei visti una decina di giorni fa, proprio il giorno prima di quando sono andata all'appuntamento a Milano. Fino a ieri avrei dovuto avere il visto da una settimana e invece passavo il tempo a leggere continuamente aggiornamenti sul sito del governo americano e a contattare ogni studente sulla faccia della Terra che stesse avendo il mio stesso problema. Di colpo, tutte le mie speranze, il mio conto alla rovescia, le mie aspettative erano crollate e mi sentivo totalmente impotente di fronte a un problema che non era solo il mio, ma quello di altre sessantamila persone.
Per fortuna però ho contattato la host family e la mia local coordinator, Misty, per comunicare loro il problema. Misty è stata gentilissima, mi ha influenzata con un po' del suo inesauribile ottimismo e mi ha suggerito di ripetere a me stessa di continuo: "I'll be in California soon, I'll be in California soon"
Ha funzionato. Oggi, mentre cucinavo per distrarmi un po', ho ricevuto una chiamata da mia madre: la wep le aveva telefonato per comunicarle che avevano ritirato il mio visto e sarei partita il 4 agosto.
Otto ore fa ero convinta che non sarei partita per un'altra settimana e ora sono qui, che cerco di realizzare il fatto che manchino solo 72 ore.
Meno 3

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