sabato 16 agosto 2014

Days 2 to 13 (adjustment + school)

Non so quando ho scritto l'ultima volta su questo blog, non rileggo mai le mie stesse parole perché ogni volta che sono costretta a farlo mi viene una forte tentazione di prendermi a pugni, ma credo di aver lasciato indietro parecchi fatti.

Mi ero promessa che avrei aggiornato il blog una volta ogni due giorni.
Poi ho pensato "magari è troppo spesso, facciamo una volta a settimana"
Poi però ho iniziato a dire "una volta ogni due settimane dovrebbe essere abbastanza"
E ora è quasi l'una di notte e sto costringendo me stessa a stare sveglia per scrivere, perché veramente non posso andare avanti così, senza trovare mai un momento per raccontare qualcosa.
Il fatto è che non so da dove cominciare, perché in così poco tempo così tante cose sono successe; la scuola, prima di tutto, poi il rapporto con la famiglia, le altre exchange students e i miei nuovi amici americani (sì, ho degli amici).
La prima settimana è passata lentamente, tra una crisi di homesickness e un'altra, momenti in cui mi sentivo padrona del mondo e pronta a vivere 9700 km lontana da casa ad altri in cui mi chiedevo se qualcuno mi avesse obbligata a partire o se veramente fossi stata io ad avere avuto questa folle idea dall'età di 10 anni.
Poi, è iniziata la scuola.
Il primo giorno è stato qualcosa di terribile e distruttivo. Mi sono svegliata alle 5.15 per andare a scegliere le materie e alle 6 in punto ero sulle scale dell'edificio principale, seduta ad ammirare la bellissima alba che si può vedere solo nel deserto, rendendomi conto di quanto orgogliosa dovessi essere di me stessa. Tremavo, ero terrorizzata all'idea di iniziare la scuola, e nessuno era lì a consolarmi e a dirmi che tutto sarebbe andato bene: è stata la prima volta in cui non ho chiesto aiuto, non ho pianto, ho solo aspettato di calmarmi e ho trovato la forza, dopo 5 ore di attesa, di entrare nella classe di matematica (o meglio, Trig & Pre-calc) e cercare di capire qualcosa. Non ho capito niente, ero stanca, frastornata, agitata e felicissima allo stesso tempo, e mi rendevo solo conto del fatto che trovare il punto medio di un segmento e la distanza tra due punti sull'asse cartesiano erano cose abbastanza semplici per me. La classe successiva era inglese, film e letteratura. Mi sono seduta vicino a tre ragazze che non hanno risposto al mio saluto, e già le mie speranze di trovare qualche amico si erano spente. Poi, un ragazzo si è girato verso di me e mi ha parlato. Voleva solo cambiare posto per parlare con le sue amiche. Come far deprimere una ragazza. 
La prof ci ha fatto fare un lavoro a coppie e io ero con Gary, un ragazzo timidissimo ma gentile e simpatico: il mio primo amico di scuola. Oddio, mi sento tanto una bimba di 5 anni.

(Mi sono dimenticata di dire che nel frattempo ho conosciuto le altre studentesse straniere: Anne-Charlotte e Marie, dal Belgio, Laura, Ruth e Antonia, dalla Germania, Martina, dalla Slovacchia e  Jimena, dalla Spagna. Sono fortunata perché siamo un bel gruppo e ho già delle amiche con cui stare e che capiscono cosa sto passando; anche se tutte le organizzazioni partner consigliano di stare il meno possibile con altri exchange students, in questo periodo avere qualcuno che capisce veramente quello che stai vivendo è un aiuto immenso.)

Ritornando alla scuola, dopo il terribile inizio mi sono armata di coraggio e ho iniziato a presentarmi anche ai muri, il che mi ha aiutata moltissimo perché ora ho amici in quasi tutte le classi e persone con cui passare il pranzo.
Questa è la mia giornata tipo:
- ore 6.15: sveglia. Faccio colazione in camera mia con due biscotti e una banana, mi vesto, faccio la cartella, mi preparo il pranzo ed esco
- 7.30: suona la prima campana (che più che una campanella, ricorda le campane della chiesa di Boffalora sopra Ticino)
- 1st period: Sociology. Una delle mie classi preferite: sono amica con tutti quelli intorno a me e adoro il prof, che mi ricorda tanto il mio ex prof di filosofia in Italia. Di solito guardiamo un video su temi della sociologia e prendiamo note, cosa in cui riesco particolarmente bene (almeno questa..)
- 2nd period: Economics. La classe in cui entro più malvolentieri. Sono circondata da giocatori di football, il che non significa ommioddiochefighi ma una manciata di ragazzi con le calze bianche fino a metà polpaccio che parlano in continuazione di quanti punti hanno fatto all'allenamento del giorno precedente e prendono per il culo amichevolmente una ragazza seduta davanti a loro. Con loro non parlo, ma ho un'amica dietro di me (anche se parecchio strana) e un ragazzo simpaticissimo che è amichevole, ma che ogni giorno decide di provarci con una diversa. 
- 3rd period: US History. In questa classe mi sento la cavia: da quando la prof ha avuto la brillante idea di dire a tutti che sono italiana, i ragazzi (tutti Junior) fanno a gara a chi mi fa la domanda più idiota sull'Italia (vedete i film americani? Anche voi avete le modelle in Italia? Avete i reality show?)
- 4th period: Physics. Qui ho il mio gruppetto di amici, un ragazzo e tre ragazze, che sembra mi adorino. Una di loro mi ha invitata ad andare a una festa in piscina domani, in cui dipingeremo le magliette per la Senior Sunrise, mentre gli altri mi hanno invitato a pranzare con loro.
- 5th period: Trig & Pre-Calc. La prof è pazza, spiega alla velocità della luce e dà un sacco di compiti,; non conosco quasi nessuno perché davanti ho un ragazzetto che pensa di essere chissà chi e non mi aiuta mai quando gli chiedo il significato di qualcosa, e di fianco ho una ragazza che se la tira un filino e mi ha fatto chiaramente capire che non le interessa essere mia amica. Per fortuna dietro ho una ragazza simpatica e gentile, anche se, essendo una Sophomore, non capisce quasi nulla e non mi è mai di grande aiuto.
- 6th period: English Film and Literature. In sintesi guardiamo film e poi ne discutiamo, ma la prof è abbastanza severa e odiosetta. Ho l'amico timido del primo giorno e altri due completamente fuori di testa, ma forse dovrò cambiare classe perché quei geni dell'amministrazione della scuola si sono resi conto solo ora del fatto che siamo exchange students e che forse il livello Senior di inglese è troppo alto, quindi ci testeranno lunedì e ci diranno. Non voglio cambiare classe, sono abbastanza preoccupata per questa cosa.
- 2:53: suona l'ultima campana, torno a casa a piedi sotto il caldo torrido e secco del deserto, e venti minuti sotto il sole sono buoni per distruggermi. Arrivo a casa, mi rilasso un po', faccio i compiti e poi vado da qualche parte con la host mum che si ricorda sempre all'ultimo che deve andare a comprare qualcosa al mall o da qualche altra parte (sempre a minimo venti minuti di macchina)
- 8/9: cena. La mia host family ha appena iniziato a cenare insieme per il mio arrivo, ma la mamma non ci sa ancora fare con gli orari e ceniamo a orari improponibili anche per degli italiani; tirare le 9 con un toast a pranzo è duretta.
- 10:30: nanna. Non credo di essere mai andata a dormire così presto dalla seconda media in poi, ma mi sono resa conto di quando parlare e pensare in inglese sia stancante, e arrivo a quest'ora senza forze residue. 

So che qualcuno legge il mio blog e parecchi sono exchange students come me, quindi me la sento di dare un consiglio a tutti coloro che non hanno ancora iniziato la scuola: Buttatevi. Osate andare dalle persone e presentarvi, il trucco è dire che siete italiani e siete arrivati una o due settimane prima, e vi adoreranno. Io personalmente non sembro italiana, dicono che potrei essere nata qui, quindi devo sempre fare il primo passo (perché nessuno è mai venuto da me a presentarsi) e fidatevi, ne vale la pena. Prima avevo vergogna a chiamare per ordinare le pizze, ora mi sembra di essere una persona completamente diversa. Non tutti vorranno essere vostri amici e alcuni vi risponderanno "Uhm, Okay" quando vi presenterete, rendendo subito chiaro che non sono interessati a diventare amici di persone che non parlano bene la loro lingua e con cui è difficile conversare (come biasimarli?), ma non tutti sono così. Il motivo per cui tra tutte le exchange students sembro, per ora, quella con più amici non è perché sono Italiana, perché sono più intelligente di loro, perché sono quella che sembra più americana o per altri stupidi motivi, ma perché sono quella che se ne frega di più, prende l'iniziativa e inizia a parlare con tutti. Poi, se qualcuno decide che non sono abbastanza americana, popolare o bella per essere sua amica amen, ci sono persone migliori là fuori.
Ho avuto tempo per riflettere e sto per concludere il post con un pensiero filosofico del quale mi pentirò sicuramente. 
L'importante non sono le mie materie, a che ora vado a dormire o quanti compiti ho. Mi sono resa conto che quest'esperienza va oltre quello che mi sarei mai potuta immaginare. Significa adattarsi ai costumi di una nuova famiglia, alle loro regole e al loro modo di pensare. Significa dire di sì a qualsiasi occasione di fare un'esperienza nuova (una festa in piscina con gente che ha capre e lama e li piazza di fianco a dove facciamo il bbq, ad esempio) e accettare tutti quelli che vogliono essere tuoi amici o semplicemente conoscerti. Significa stupirsi ogni giorno di cose nuove ma man mano chiedersi sempre meno spesso quanto strani siano gli americani e quanto strane siano le loro abitudini (guidare 40 minuti per dei muffin o mangiare pizza a colazione sono cose che vedo tutti i giorni). Significa sentire sempre meno la mancanza della famiglia italiana e smettere di piangere. Significa trovare la forza di andare avanti dopo ogni difficoltà, dopo ogni caduta e dopo ogni piccola crisi, perché quest'esperienza è ciò che di più bello potesse capitarmi, e non vedo l'ora di viverla.

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